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Some (older and newer) visibility in Italy

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I've been looking for something on asexuality in Italy (a radio thing a friend should have done), and I've found something else :P

Apologies for not translating, but hopefully someone else will, or at least the Italian speakers on AVEN here will enjoy :)

Recent interview to one of our activists: http://lavocechestecca.com/2015/04/21/int-ase/


LOVE=LOVE: INTERVISTA AD UN’ASESSUALE
21 APRILE 2015 SIRIACOMITE

Intervistiamo Alice Redaelli, un’asessuale della comunità degli asessuali e demisessuali italiani, Aven.

Che cos’è l’asessualità?
L’asessualità è un orientamento sessuale, come l’eterosessualità, l’omosessualità e la bisessualità. Un asessuale è una persona che non prova attrazione sessuale, ossia fisica, verso altre persone. Questo naturalmente non significa non poter provare attrazione affettiva o romantica verso uno o l’altro genere.

Perché ti reputi asessuale? Come lo hai capito e quali domande ti sei posta?
Non è che mi «reputo» asessuale, lo sono. Sono nata così, sono sempre stata così. Fa parte di me, è un aspetto della mia identità. Mi sono sempre resa conto che c’era qualcosa di diverso in me rispetto ai miei amici e ai miei compagni di classe, ma ovviamente questa consapevolezza si è acuita con l’inizio dell’adolescenza e lo sviluppo sessuale. Per via del fatto che non si parla di asessualità e che molti non sanno dell’esistenza di questo orientamento, per molto tempo mi sono sentita male: mi sentivo anormale, come se ci fosse qualcosa di «rotto» in me. Poi ho scoperto la parola «asessualità» in un libro e grazie a internet ho finalmente potuto avere una risposta alle mie domande.

Alcuni considerano l’asessualità un non-orientamento nonostante sia stata riconosciuta dalla scienza come un orientamento sessuale vero e proprio. Tu come ti poni?
Qui probabilmente c’è un po’ di confusione sulla definizione di orientamento sessuale. Molti infatti non la sanno! L’orientamento sessuale infatti non è definito dall’attività o non attività, né dal comportamento sessuale in generale: quello che lo definisce è il genere della persona verso cui si è attratti, e non necessariamente in maniera fisica.
Molti sono tratti in inganno dalla parola orientamento sessuale, ma «sessuale» non significa sessualmente attivo, quanto piuttosto che concerne quegli aspetti dell’individuo che riguardano il sesso, che esso sia presente o meno.
Cito qui la definizione scritta dall’America Psychological Association e condivisa dalla comunità scientifica: «L’orientamento sessuale si riferisce a un modello duraturo di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale verso uomini, donne o entrambi. L’orientamento sessuale inoltre si riferisce al senso di identità di una persona basato su tali attrazioni, comportamenti legati ad esse, e all’appartenenza ad una comunità formata da altri che provano le stesse attrazioni». Per questi motivi, i sessuologi moderni che operano nel campo, dopo vari dibattiti e ricerche, considerano l’asessualità un orientamento, ossia una variante naturale della sessualità umana.

Quali sono i principali pregiudizi nei confronti dell’asessualità e come possiamo sfatarli?
Purtroppo ce ne sono tanti, come spesso succede quando si parla di orientamenti non eteronormativi. Forse i più comuni sono sentirsi dire che l’asessualità non esiste, che si è malati, addirittura che non si è umani. Inoltre, a livello di diritti, purtroppo molte persone e coppie asessuali hanno gli stessi problemi affrontate da altre coppie formate da persone dello stesso sesso: vengono negati matrimonio e adozioni, per lo meno nel caso di coppie asessuali omo-affettive. Tuttavia è già successo che anche a coppie asessuali formate da persone di sesso opposto venissero negati tali diritti.
Il metodo migliore per combattere questi pregiudizi e discriminazioni è sempre una corretta informazione, e attivarsi possibilmente anche a livello sociale e politico.

Culturalmente, anche per chi ha esplorato la sua sessualità, gli asessuali non esistono. È un’invenzione. Perché siete erroneamente percepiti come innaturali?
La risposta è storica e culturale: siamo figli di una società che è stata caratterizzata dal ’68, dal movimento femminista e dalla liberazione sessuale. Il fatto di aver lottato, a lungo e a volte dolorosamente, per lo sdoganamento del sesso ha portato a mettere l’accento su tutto ciò che è riguarda l’eros. Sono stati movimenti importantissimi e fondamentali, ma per contro si è creata l’idea che è il sesso a rendere umana una persona. In particolare questo è dovuto al marketing che ha creato una società ipersessualizzata. Basti solo vedere a come il corpo della donna viene sfruttato nei media e nelle pubblicità. Tuttavia devo anche dire che per fortuna l’asessualità sta acquisendo rapidamente visibilità e quindi questa «invisibilità» è sempre minore. La strada è ancora lunga, ma naturalmente sono contenta del fatto che le cose stiano cambiando.

Come distinguere repressione, traumi che portano alla sessuofobia, l’astinenza e la mancanza di libido dall’asessualità?
Cominciamo dalla cosa più semplice: l’astinenza (e quindi il celibato) è una scelta cosciente, l’asessualità è un orientamento sessuale e quindi innato e non dipendente dal nostro libero arbitrio. Come tutti gli orientamenti, non è causato né a nulla a che fare con traumi e abusi. La differenza inoltre tra una mancanza di libido e l’asessualità è abbastanza semplice: la mancanza di libido ha delle cause mediche o psicologiche, è generalmente temporanea ed è naturalmente gestibile e curabile se se ne sente il bisogno. L’asessualità, essendo un orientamento, è innata, perdura nel tempo e non è modificabile. Inoltre un asessuale non prova attrazione fisica verso altre persone ma questo non significa che non abbia una libido. Attrazione sessuale e libido infatti sono due cose biologicamente diverse e separate. Per ultimo, sessuofobia, traumi e simili portano un individuo a vivere uno o più aspetti della propria vita in maniera problematica: generalmente tali individui sentono l’esigenza di superare questi disturbi proprio perché non permette loro di vivere a pieno. Questo non è il caso ovviamente degli asessuali il cui unico modo per vivere serenamente è seguire il proprio orientamento.

Tu sei una dei membri più attivi della comunità degli asessuali e semisessuali italiani (Aven). Parlacene un po’. Perché è nata, ci sono nuovi progetti?
Aven è l’Asexual Visibility and Education Network ed è stato fondato nel 2001 grazie a David Jay negli Usa. Piano piano si è espanso ed ora è presente in moltissimi paesi, fra cui naturalmente l’Italia. Il suo scopo, come dice il nome, è donare visibilità e fare dell’informazione corretta riguardante l’asessualità. Sono molto attiva su Facebook, ma non molto nel forum. La gran parte del mio lavoro si svolge nella vita reale, tramite interviste, manifestazione e così via. In particolare mi appoggio ad Arcigay Milano dove abbiamo appena fondato un Gruppo Asessualità, un’occasione a cadenza regolare dove le persone asessuali possano incontrarsi, affrontare i problemi e le discriminazione che incontrano o anche solo fare quattro chiacchiere. Inoltre naturalmente sono benvenute anche tutti coloro che ne vogliono sapere di più!

L’amore tra asessuali esiste a differenza di ciò che molti credono. Spesso me lo immagino come un romanzo romantico, ma com’è davvero nel quotidiano?
Come dicevo prima, l’amore nella comunità asessuale esiste eccome! Semplicemente non si basa sul rapporto fisico. Nel quotidiano è come tutte le altre storie d’amore: battiti di cuore, conversazioni, litigi, chi va a fare la spesa e chi butta la spazzatura. L’attrazione affettiva (o romantica che dir si voglia) può avere varie modalità: verso persone dello stesso stesso, verso persone del sesso opposto, verso entrambe e così via. Per la maggior parte degli orientamenti sessuali l’attrazione affettiva coincide con l’attrazione fisica e quindi abbiamo omosessuali, eterosessuali, bisessuali….per gli asessuali non è così e quindi abbiamo semplicemente asessuali omo-affettivi, etero-affettivi, bi-affettivi e così via.

Come ti poni nei confronti degli aromantici? Esistono davvero o si autoconvincono di non poter provare mai l’amore?
Non credo che ci sia un modo di porsi, sono sempre stata dell’idea che ogni individuo debba seguire la propria natura. Se una persona mi dice di essere aromantica, non vedo chi abbia il diritto di dirle il contrario: ad ognuno di noi deve essere portato rispetto, soprattutto in questioni così personali come le emozioni. Ci sono persone che sono felici e raggiungono la completezza tramite relazioni profonde di amicizia, la carriera e così via.
In fondo nessuno oserebbe mai dire ad una donna in carriera che è incompleta solo perché si sente interamente appagata dal suo lavoro no?

10. Tutti gli asessuali hanno un rapporto diverso con la propria sessualità? Dipende da cosa viene concepito come parte della sfera sessuale e cosa no?
Credo che questa domanda non riguardi solo gli asessuali, ma in realtà tutto il genere umano. Ognuno di noi concepisce la propria sessualità in maniera differente dagli altri, chi più chi meno. Ci sono punti di contatto, similitudini (a volte tante, a volte poche) ma la sessualità di una persona non è mai identica in tutto e per tutto a quella di un’altra, è troppo complessa per esserlo!

11. Se due asessuali vogliono avere un figlio come potrebbero agire? È possibile che la coppia asessuale scelga di fare sesso solo a scopo procreativo?

Dipende moltissimo da coppia a coppia.
Innanzitutto dobbiamo considerare il sesso degli individui appartenenti alla coppia: se sono un uomo e una donna, allora certamente possono scegliere di avere rapporti sessuali con lo scopo di avere un figlio. Altrimenti possono ricorrere alla fecondazione assistita o all’adozione, cosa non facile in Italia.
Nel caso di coppie formate da persone dello stesso sesso, in Italia non è possibile adottare o affidarsi alla fecondazione assistita o ad un donatore esterno. La legge varia moltissimo a seconda del Paese in cui ci si trova, e l’iter da seguire è lo stesso di tante coppie gay o lesbiche che vogliono formare una famiglia.
In realtà, anche nel caso di coppie asessuali etero-affettive ci sono state delle adozioni negate a causa del loro orientamento sessuale (negli Usa).
Insomma in poche parole, non è facile! Si può fare ma è un percorso lungo e spesso oneroso.

12. Un ultimo pensiero, come concepisci la sessualità e il romanticismo personalmente?

Credo che la sessualità e l’affettività di una persona siano aspetti complessi, profondi e spesso delicati. Credo che siano magnifici e meravigliosamente naturali. E soprattutto credo nell’autodeterminazione dell’individuo.



Short article from 2014: https://progettogenderqueer.wordpress.com/2014/12/03/chi-sono-realmente-le-persone-asessuali/


Chi sono realmente le persone asessuali
Pubblicato: dicembre 3, 2014 da Nathanael

C’è molta ignoranza rispetto alla realtà asessuale.
Le persone asessuali sono persone che non desiderano rapporti sessuali e/o genitali.
Non è detto che esse siano anche disinteressati all’affettività, alle relazioni, e al romanticismo.
Non è detto che siano totalmente prive di istinti sessuali, poiché a volte l’asessualità assume connotati più mentali, a volte più fisici.
Ci sono anche le persone demisexual, che vivono l’erotismo solo in particolari condizioni affettive e romantiche.
Ci sono persone asessuali che vivono condizioni “alternative” di intimità, come il bdsm, senza coinvolgere i genitali o vivere esperienze sessuali “tradizionali”.
La persona asessuale non “sceglie“, non si sforza, semplicemente asseconda la sua tendenza naturale.
Non c’è niente di patologico, nè di traumatico, non ci sono disfunzioni fisiche, è semplicemente una modalità.
A volte le persone asessuali fanno sesso, per assecondare il partner. A volte lo trovano doloroso, come una violenza, a volte assolutamente indifferente.
Talvolta trovano fastidioso il fatto che il mondo sia sessuocentrico, anche nei discorsi e nelle aspettative.
Anch’esse sono vittime del conformismo e degli stereotipi e aspettative sociali.
Le persone asessuali possono essere omoaffettive, biaffettive, panaffettive ed eteroaffettive.
La letteratura asessuale preferisce termini come omoromantico, biromantico, eteroromantico.
Infatti, considerando “orientamento” qualcosa di “vettoriale”, che si dirige verso sessi e generi, asessuale non è un orientamento, ma una modalità sessuale.
I “non asessuali” vengono chiamati “sessuali” o “allosessuali”.
Le persone assessuali non sono “contro” il sesso (sex-negative), o chi lo pratica, semplicemente non hanno loro interesse a praticarlo (sex-positive).
Spesso sono vittime di forzature e a volte persino di stupri “correttivi“.
Anch’esse subiscono discriminazioni, a volte in sovrapposizione a quelle GLBT (se biaffettive, panaffettive o omoaffettive), a volte in quanto asessuali, perché non previste, perché non è previsto supporto genitoriale per adozioni o fecondazione se motivate con l’asessualità e il desiderio di non figliare tramite coito.
Anche a livello di divorzi, religiosi e non, la questione della mancanza di volontà di compiere rapporti sessuali ha un suo peso e non viene compresa nè tutelata
Chi è più illuminato, aggiunge la A nella sigla GLBT, e quest’anno per la prima volta in italia ai Pride c’è stata una pattuglietta di asessuali.

Linko il sito della principale associazione, presente anche in italia
http://www.asexuality.org/home/
ll gruppo su facebook
https://www.facebook.com/groups/328638940623208/?ref=ts&fref=ts

One from 2008: http://www.temporali.altervista.org/notizie-mainmenu-19/gli-asessuali.html

Gli Asessuali
Scritto da Mark Merenda
Venerdì 08 Febbraio 2008 16:43
"Tira di più un pelo di **** che un carro di buoi!" Ho voluto iniziare così questo articolo perchè molti utilizzano questo detto per glorificare il famoso organo femminile all'Argentario...
La disse un famoso prete durante una cena (Incredibile ma vero)... Per chi sia eterosessuale questo non c'è ombra di dubbio, il motto quindi fa da garanzia per chi è attratto dal sesso opposto, ma come sappiamo bene la società è sempre stata quello che è stata per tanti anni... Ancora si pensa che l'omosessualità sia una malattia da curare, e nonostante tutto chi ha questo orientamento all'Argentario è stato discriminato davvero in tanti modi dall'infanzia fino ad adesso. Chiunque ha il diritto di vivere la propria vita con serenità e non farsi calpestare la propria dignità...
Comunque questo non fa parte dell'argomento di oggi.. L'omosessualità ha una piccola parentesi come l'eterosessualità che si collegano tutte ad un nuovo settore di cui pochi ne parlano e si chiama Asessualità. Sembra una cosa aliena e che non abbia a che fare con nessuno, ma a quanto pare la popolazione asessuale c'è, e in continua crescita. Se da una estremità ci sono coloro che si pavoneggiano del loro curriculum di esperienze sessuali, dall'altra c'è una generazione che si sbarazza assolutamente dell'istinto corporeo noto all'intera umanità.
Questo perchè?
Un ipotesi c'è: Se siamo in un mondo sempre più fortemente mediatico, l'eccitazione sessuale umana viene promulgata sempre di più a scelta ed interazione di qualsiasi utente mediatico: cybersex, linee telefoniche erotiche in diretta ed altre interazioni sessuali su internet non fanno altro che vendere "servizi sessuali" a poco prezzo e alla portata di tutti... Il mondo sessuale di oggi quindi sminuisce sempre di più la propria natura evolvendo quindi i bisogni e gli stimoli sessuali umani.
Ma che cos'è l'asessualità e gli asessuali?
un asessuale è una persona che non prova interesse per il sesso. In generale dunque, si può dire che un asessuale è colui che non prova attrazione sessuale.
Contrariamente all'astensione, che è una scelta personale, l’asessualità è parte integrante di ogni essere umano. Essere asessuali non peggiora né migliora le nostra vita, ma fa sì che si affrontino situazioni e problemi diversi da quelle normalmente affronati dalle persone 'sessuali'. C’è una grande diversità all’interno della comunità asessuale: ogni persona sperimenta relazioni, attrazione ed eccitazione in modi differenti.
L'Attrazione:
Molti asessuali provano attrazione, ma non sentono l’esigenza di dimostrare sessualmente tale attrazione. Invece, si prova il desiderio di conoscere qualcuno, di essere vicino a questa persona nel modo più confacente. Gli asessuali che sperimentano attrazione sono spesso attratti da un sesso particolare e di conseguenza si identificheranno come gay, bi, o etero.
L'Eccitazione:
Per alcune persone asessuali l’eccitazione è cosa frequente, ma non è associata al desidero di trovare uno o più partner sessuali. Alcuni si masturbano occasionalmente ma non provano alcun desiderio per una sessualità di coppia. Altri asessuali provano poca o nessuna eccitazione sessuale. Poiché il sesso non è oggetto di interesse, gli asessuali generalmente non vedono nella mancanza di eccitazione sessuale un problema da risolvere e concentrano le loro energie nell’apprezzare altri tipi di piacere ed eccitazione.
Nota: Le persone non hanno bisogno di eccitazione sessuale per essere sane, ma in una minoranza di casi la mancanza di eccitazione può essere il sintomo di una disfunzione fisica di qualche tipo. Se non sperimentate eccitazione sessuale o se perdete in modo improvviso l’interesse nel sesso dovreste probabilmente parlarne con il vostro medico, giusto per essere sicuri.
L'Identità:
L'asessualità può essere una scelta di identità sessuale a tempo indeterminato che possa essere dichiarata o meno. Così come alcune persone raramente da etero diventeranno gay, gli asessuali raramente diventeranno sessuali o viceversa. Un’altra piccola minoranza di persone riterrà se stessa asessuale per un breve periodo di tempo durante il quale esplorare e interrogare la propria sessualità.
L'importanza dell'asessualità oggi:
Nel 2001 David Jay, fonda l'organizzazione dell' Asexual Visibility and Education Network con filiale anche in Italia e inaltri paesi del mondo dove possono consultarsi la propria asessualità anche sui blog officiali, questa organizzazione è meglio conosciuta come AVEN, la più grande comunità di asessuali su internet. Secondo questo sistema gli asessuali sono divisi in gruppi da A a D. Gli asessuali di tipo A provano desiderio sessuale ma non attrazione romantica, quelli di tipo B provano attrazione romantica ma non sessuale, quelli di tipo C provano entrambe, e quelli di tipo D nessuna. Le categorie non vogliono essere mutualmente esclusive: il tipo di asessualità può cambiare, oppure un individuo può essere al limite tra due categorie. Va notato che AVEN non usa più questa classificazione, dato che sembrava essere troppo esclusiva, ma alcuni asessuali la considerano ancora utile per spiegare il loro orientamento.
Concludiamo l'articolo con delle domande di dibattito...
- Cosa ne pensi sull'ipotesi che la teconlogia e l'abuso dei servizi sessuali sia una delle cause di propagamento di asessualità? Oppure pensi sia dovuto ad un fattore più che naturale?
- Ti entusiasma avere il famoso curriculum sulle tue esperienze sessuali? O pensi più al sesso come naturale bisogno umano e di importanza fondamentale nella tua vita? O pensi che sia relativo sotto vari aspetti?
- Cosa ne pensi sugli asessuali?
Qua troverete varie informazioni a riguardo:
Sezione italiana di AVEN, l'Asexual Visibility and Education Network
La Rivoluzione Asessuale - Una gioventù sempre più stufa del sesso
No Sex Please, We're Asexual
Wikipedia

Niente sesso, siamo un movimento
Alcuni non hanno mai provato attrazione per una persona. Altri hanno smesso presto. Altri ancora si amano ma non fanno l'amore. In un'epoca dove la libido è business e ovunque vende - dai film agli abiti ai telefonini - dove l'assenza è considerata una patologia, c'è una minoranza invisibile per cui fare sesso è eccitante quanto fissare un soffitto bianco. Jean-Philippe de Tonnac (vedi intervista) la chiama "la rivoluzione asessuale".
È un fenomeno poco osservato, ma esiste. Ma cosa c'è dietro? Secondo uno studio di Anthony Bogaert, professore di Psicologia alla Brock University in Ontario, Canada, da una a due persone su 100 non avrebbe mai provato alcun fascino sessuale. E il rifiuto del sesso non deriverebbe da una presa di posizione ideologica ma sarebbe una sorta di condizione, come nascere coi capelli ricci o gli occhi blu. Il movimento degli asessuali, che senza avere l'ambizione di convincere nessuno almeno ha il piacere di ritrovarsi insieme, è emerso sui media nel 2001, quando un giovane americano, David Jay, ha fondato il sito Aven (Asexual Visibility and Education Network) che conta ottomila membri. "Il desiderio vive in tante forme: nel ballare tutta la notte a una festa, nel guardare un giardino di camelie, nel combattere per qualcosa in cui credi", spiega Jay. Per lui è come mangiare il cioccolato. Nonostante sia buono, c'è tanta gente a cui non piace. "Non esiste un solo modo di avere le endorfine in circolo per il corpo. Inoltre la gente sta insieme per affetto, per costruire qualcosa, per fare dei figli, per interessi comuni o interessi economici", scrive sul suo sito. "Il sesso non è la prima ragione degli incontri di coppia.
Anche noi cerchiamo l'affetto, ma rinunciamo all'erotismo comunemente inteso. Siamo a favore della tenerezza, delle coccole, della masturbazione". Anche il Kinsey Institute si è interessato al fenomeno e l'anno scorso ha diffuso i risultati di una ricerca su un campione di mille persone. Lo scopo era capire se i "no-sex" potessero essere un nuovo genere sessuale, come gli omo o gli etero. In realtà la responsabile della ricerca, Nicole Prause, ha stabilito che non sono un nuovo genere, ma uno dei tipi di "orientamento sessuale" possibili. "Gli asessuali sembrano essere meglio caratterizzati dal basso livello di desiderio ed eccitazione sessuale", spiega, "piuttosto che dal basso livello di attività sessuale o da alto livello di inibizione relativa al sesso". Sembra quindi che la questione sia quella del desiderio o dei desideri, più che del sesso e del corpo. Ma sotto l'ombrello dell'asessualità ci sono altre condizioni. Molti hanno avuto una vita erotica, sanno cosa è il sesso, eppure vi rinunciano. Caterina, 37 anni, si astiene da dieci: "Non ho più desideri fisici", dice, "non pratico neanche autoerotismo.
Ho provato pure con i fumetti erotici ma niente, è tutto spento lassù, o laggiù. Non ne ho bisogno, almeno in questo momento. E non me ne faccio un cruccio. Di fare cose senza senso, finte, non mi va.
Di tutte le mie esperienze ne salvo due su quindici. Due storie belle e coinvolgenti, tredici molto modeste. Se è a questa modestia che devo rinunciare, non c'è problema". Lo psicoanalista francese Laurent Jouannaud, autore di La condition sexuelle, ha una tesi in proposito: "La nostra società, che esaspera il bisogno sessuale, ne organizza anche la penuria", scrive. "Di colpo la miseria sessuale è immensa, Una malattia vergognosa che si preferisce nascondere. E così la sofferenza cresce: la si può vedere, in tutta la sua estensione, negli studi degli psicologi, nella cronaca nera o nei romanzi di Houellebecq". Così la pensa anche Daria, 43 anni, romana, che si astiene da otto, dopo una relazione da amante che definisce dolorosissima. "Molte volte "tagliar corto" e andare a letto con una persona è l'alibi della nostra società per non conoscerci e non apprezzarci", dice. "La società ci spinge a consumare qualsiasi cosa, anche il sesso, come fosse un prodotto a buon mercato e prêt-à-porter. Ho capito col tempo che tra il provare attrazione per un uomo e il volerci andare a letto passa una certa distanza. Se un uomo mi piace, magari accetto che mi tenga per mano, che sia galante. E questo può anche provocare eccitazione. Ma il passo verso il sesso fisico non lo faccio più, e ne sono felice.
Questo per me vuol dire fare una scelta di consapevolezza". Nella nostra società altamente sessualizzata, il coming out non è semplice. È anche per questo che non ci sono dati sicuri. Per Caterina il problema sono proprio gli altri: "Gli amici mi guardano con aria ansiosa, mi spingono a buttarmi nelle braccia di qualcuno, a "farmi una scopata". Quando li ascolto penso alla loro vita sessuale, che so, in alcuni casi, essere tristissima. Qualche volta penso che recitino una commedia e che quello che davvero li preoccupa è che io non partecipi a questa recita collettiva". Per chi ha una vita sessuale è difficile capire l'assenza totale di sesso. I commenti vanno dal "sono gay nascosti", a "repressi", a "non sanno che cosa si perdono". Quelli che non l'hanno mai provato sanno di non sapere cos'è ma non desiderano scoprirlo. Un po' come con l'algebra: capiscono il concetto ma non provano alcun interesse. Martino, dirigente di una multinazionale farmaceutica, è vergine a 38 anni, ma soddisfatto. "Col mio lavoro potrei dirvi qualsiasi cosa di chimica, ma non sulle chimiche umane", scherza. La storia di Martino comincia con una non-scelta: sono le donne che lo ignorano, e lui si getta nello studio. Poi la trasformazione. "La mia asessualità mi ha imprevedibilmente regalato, da adulto, un certo tipo di charme, di spavalderia, che hanno fatto bene al mio aspetto. Ora mi sento fascinoso", racconta. "E sono geloso di questa cosa.
Della mia privazione, che mi dà tanto. È una specie di superpotere, di vista ai raggi X, di scudo invisibile".
Alcuni asessuali usano tra di loro un sistema di classificazione inventato da David Jay stesso, per la comunità di Aven. Secondo questo sistema, del tutto empirico, gli asessuali si dividerebbero in quattro categorie: chi prova desiderio sessuale ma non attrazione romantica, quelli che provano attrazione romantica ma non sessuale, quelli che provano entrambe, e quelli che non ne provano nessuna. Martino appartiene al terzo tipo, le prova entrambe ma riesce a sublimare. "Io gli amori più belli li ho vissuti e li vivo così, dal lontano sguardo del mio corpo", continua. "Ho molte donne-amiche con cui mi scambio effusioni, carezze; ci sfioriamo, ci abbracciamo. A volte quando una ragazza mi guarda, dopo aver parlato per ore, e mi dice "grazie tu sei meraviglioso, sei un uomo che sa ascoltare", mi si apre un sorriso: penso a quanto sia bello conoscere davvero le donne e quanto il sesso non ci permetta di farlo. E allora sono fiero di me".
(Pubblicato il 27 novembre 2007)

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Nice one, the title translate would be "Accepting asexuality through counseling" and it's really supportive (I've skimmed it) and gives good suggestions to people (and counselors among them) :) http://www.cipacounseling.eu/articoli/sessualità/accettare-l’asessualità-attraverso-il-counseling.html

Mercoledì, 12 Novembre 2014 11:57

Accettare l’asessualità attraverso il counseling

L'orientamento A-sessuale

(di M. Pilia)

Il sesso è parte essenziale della vita di tutti noi e, quando viene praticato, i partecipanti sono coscienti di avere una relazione intima. Sono molte le persone che si rivolgono al counseling per risolvere problemi legati al sesso o alla relazione intima che stanno vivendo. Le loro storie vertono principalmente su come sarebbero dovuti essere i propri rapporti sessuali e il loro obiettivo sembra essere ben preciso: rientrare nella sfera di ciò che è considerato “normale”. La normalità cui ci si riferisce - e questo vale pure per gli eterosessuali - è però una sorta di miraggio in quanto ognuno di noi deve far i conti con se stesso e spesso la norma è definita dalla popolarità di pratiche e attitudini. La domanda sorge spontanea, forse anche nel lettore di Cipazine: e quando non c’è sesso si può definire “relazione intima?” Se un individuo non prova attrazione sessuale è al di fuori della normalità? Se lasciamo da parte coloro che hanno scelto il celibato o l’astinenza dalle pratiche sessuali esistono persone che sono veramente Asessuali? E ancora, può essere considerata relazione sessuale quella con se stessi?

Come counselor integrato specializzato con persone che appartengono alla comunità GSD (Gender Sexual Diversities – Diversità Sessuali di Genere) mi occupo spesso di persone che mettono in discussione la propria sessualità ed anelano alla “normalità”; come pure di persone che benché si sentano nella norma riguardo all’orientamento sessuale poi non lo riflettono nelle proprie pratiche (vedi il maschio che si definisce eterosessuale e comunque ha rapporti con persone trans, oppure il gay, che rifiutando se stesso si dichiara bisessuale e si sforza di avere rapporti con il sesso opposto).

L’orientamento sessuale infatti, al contrario del comportamento sessuale, è ben radicato in un individuo e può essere considerato una costante della propria vita. E quest’ultima è in continua evoluzione. Il miraggio della “normalità” consiste quindi nel delegare alla norma comunitaria il proprio benessere fisico e mentale e, una volta adagiati entro una certa definizione, ci si identifica a tutti i costi, senza però esplorare il proprio orientamento o le proprie attitudini. Questo può creare una situazione di disagio interiore.

La quinta edizione del DSM-5 (Diagnostic & Statistical Manual of Mental Disorder), edito da APA (American Psychiatrists Association) nel maggio del 2013 sembra rivelare nuove norme riguardo al sesso, e direi piuttosto inquietanti a prima vista.

Se da un lato bisogna osservare che tale manuale si è evoluto negli anni come risorsa al fine di garantire limiti professionali e legali per professionisti clinici, ricercatori, assicurazioni e pazienti; dall’altro non si deve dimenticare che queste definizioni della sessualità non costituiscono la vera identità di un individuo. Negli USA infatti, dove il sistema sanitario era privato fino a pochi anni addietro, la transizione da un sesso all’altro ed il conseguente supporto sanitario potevano attuarsi solo se il paziente rientrava in una di queste diagnosi. La corrispondenza ai parametri diagnostici per una certa disfunzione citata nel manuale, permetteva infatti all’assicurazione di stanziare le risorse finanziare necessarie alla transizione ed il conseguente cambiamento dei dati legali e personali dell’individuo ( per esempio il cambio di nome da Patrizia a Patrizio). I parametri per parlare di disfunzione sessuale nel DSM 5 sono i seguenti :

I sintomi persistono da un minimo di approssimativamente 6 mesi

I sintomi riflettono un disagio emotivo clinico significativo nell’individuo

La disfunzione non viene meglio chiarita da un disordine mentale non sessuale o è conseguenza di severi disagi nel relazionarsi o di altri stressors significativi e comunque non è attribuibile a effetti causati da sostanze/medicinali o da altra condizione medica.

Il DSM-5 procede anche con una divisione tra i generi per quanto riguarda le disfunzioni; e secondo questa classificazione gli asessuali sarebbero persone che presentano sintomatologie. Infatti per i maschi si parla di “disfunzione ipoattiva” del desiderio sessuale che consiste in una persistente e ricorrente mancanza o totale assenza di pensieri e di fantasie erotiche del desiderio di attività sessuale. Per le donne invece la diagnosi è “disfunzione da interesse sessuale /desiderio” in cui: l’eccitazione sessuale e/o il piacere durante i rapporti intimi è significativamente ridotta o assente nel 75-100% delle donne (in contesti particolare o, se generalizzato, in tutti i contesti); sono ridotti o assenti l’interesse e l’eccitazione sessuale in risposta a qualsiasi sollecitazione sessuale o erotica, interna o esterna (scritta, verbale o visuale); o ancora, è ridotta o assente la sensibilità genitale durante l’attività sessuale in quasi tutti se non tutti (75-100%) i rapporti intimi (APA, 2103).

Le generalità di questi parametri non sembra comunque in grado di definire con certezza l’appartenenza ad una disfunzione citata nel manuale e lascia ampio spazio ad interpretazione sulla condizione della sfera sessuale di una persona.

Se quindi la sessualità è parte integrante dell’individuo, in un setting di counseling essa va esplorata in stretta relazione al significato che rappresenta per quest’ultimo. In special modo il counselor deve tenere ben presente lo spettro delle sessualità esistenti e portare il cliente a rivisitare la propria individuando significati e limiti all’interno degli orientamenti, delle attitudini e delle pratiche stabilite dalla norma.

Ma può un individuo vivere bene senza sesso? Quali caratteristiche distinguono gli asessuali? In sede di counseling, come possiamo interagire con loro?

Sul sito asexuality.org si legge: “Come umani, siamo esseri sociali programmati a supportarci in seno a unità familiari e comunità e sono queste ultime che stabiliscono le regole di ciò che è considerato normale o accettabile. Specialmente nella società moderna dove i media propongono questo tipo d’ idee in ogni sfaccettatura della nostra vita, fin dalla più tenera infanzia veniamo educati alla vita secondo come dovrebbe essere”(2014). Il risultato è che non c’importa più dei nostri sentimenti più profondi e con tutte le nostre forze tentiamo di aderire alle regole che collettivamente ci siamo imposti.

A seguito del grande successo ottenuto da David Jay che nel 2001 ha fondato l’Asexual Visibility and Education Network (AVEN), il movimento asessuale ha prodotto un film documentario, dal titolo «A-sexual» diretto da A. Tucker e prodotto dalla Art Engine di S. Francisco in cui i vari protagonisti nel riportare la loro esperienza definiscono l’individuo asessuale come una persona che non prova attrazione alcuna (2011).. Le esperienze di queste persone hanno in comune le seguenti caratteristiche:

Mancanza o riduzione significativa dell’attività sessuale

Mancanza o riduzione di pensieri o fantasie erotiche o sessuali

Nessuna o ridotta iniziativa dell’attività sessuale, generalmente non ricettivo all’iniziativa del partner.

Si badi bene che l’Asessualità è una cosa ben distinta sia dall’astinenza sessuale - che consiste nel costringersi a non fare qualcosa che piace - sia dal celibato o dalla castità - che rappresentano lo stato conseguente alla scelta di rinunciare ad alcune o a tutte le attività sessuali e che sono generalmente motivate da fattori religiosi o appartenenti all’universo dei valori personali.

È tuttavia presente una minoranza di individui che si considera asessuale per un periodo di tempo durante il quale si fa domande ed esplora la propria sessualità; solitamente queste persone decidendo in un secondo momento la propria transizione in un’altra sfera del grande spettro delle sessualità. In genere si tratta di giovani; pertanto si potrebbe ipotizzare che siano ancora alla ricerca della propria essenza sessuale.

Proprio come le persone raramente ed inaspettatamente da gay diventano eterosessuali, gli asessuali raramente ed inaspettatamente diventano sessuali o viceversa.

Tengo a sottolineare che l’asessualità è un orientamento sessuale e che la gente non sceglie, lo è e basta. In qualità di counselors dobbiamo inoltre sapere che alcune persone indubbiamente asessuali decidono di cimentarsi in pratiche sessuali per una varietà di ragioni: per esempio per accontentare un partner sessualmente attivo o per il desiderio di avere bambini.

Frasi come “mi dispiace per te, non saprai mai cosa è l’amore”, “Come puoi sapere se sei asessuale se non hai mai fatto sesso?”, “Sei gay o lesbica?”, “ … e solo che non hai ancora trovato quello/a giusto” o “Com’è che sei diventato asessuale” dovrebbero essere bandite dal vocabolario in generale e specialmente da quello dei counselors. Questi atteggiamenti infatti, portano in seno il pregiudizio di chi non è uguale a noi ed inconsciamente discriminano la sessualità altrui .

L’asessualità è come qualsiasi altra identità sessuale e le parole usate sono solo una maniera per meglio descriverla e comprenderla più a fondo; per cui se un cliente in un punto del suo percorso di counseling fa uso della parola asessuale, noi come counselors dovremmo incoraggiarlo ad usarla fino a quando tale parola rifletterà l’effettivo orientamento asessuale.

L’asessualità è stata riconosciuta e presa in esame solo di recente; è un tipo di sessualità che si presenta sotto diversi aspetti, proprio come il lesbismo, l’omosessualità, la transessualità, ecc. e non rende le nostre vite migliori o peggiori. Ogni persona asessuale vive e prova in maniera diversa le proprie relazioni interpersonali intime, l’ attrazione ed il proprio senso del sé. La comunità assessuale è solo all’inizio del percorso di liberazione dal pregiudizio di norma. Come counselors dobbiamo solo essere coscienti che ci sarà un’altra prospettiva di cui tenere conto e problemi diversi nella sfera sessuale rispetto alla maggioranza della gente. Fare il counselor, in conclusione deve significare l’amplificazione del proprio panorama di ricerca, della propria idea e conoscenza dell’umanità. Solo così si potrà cambiare la propria prospettiva, anche rispetto alla sessualità.

Marco Pilia,

Counselor, ipnoterapeuta e docente Cipa

Another one is from WikiHow "How to understand asexual people": http://it.wikihow.com/Capire-le-Persone-Asessuali

Come Capire le Persone Asessuali

Gli individui asessuali non provano attrazione sessuale, sebbene alcuni intercorrano comunque in rapporti, nonostante non ne sentano il desiderio. Ciò non significa che soffrono di un disturbo, tra l'altro riescono a stare bene così come sono.

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1

Nota la differenza tra asessualità e celibato. L'asessualità non è la stessa cosa che il celibato. Le persone caste potrebbero provare attrazione sessuale, ma si astengono dall'attività sessuale, mentre le persone asessuali non provano desiderio sessuale verso nessun genere. Non tutti gli asessuali sono casti.

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2

Non confondere gli asessuali con gli omosessuali. Gli asessuali non sono omosessuali non dichiarati. Gli asessuali non provano attrazione sessuale verso il proprio genere, escludendo l'omosessualità in quanto orientamento. Alcuni asessuali però sono “omoromantici”. Gli asessuali possono essere attratti romanticamente e si possono identificare con diversi orientamenti romantici (panromantico, biromantico, eteroromantico, omoromantico, lithromantico, sapioromantico, ecc.).

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Devi sapere che gli asessuali non sono persone che hanno represso la loro sessualità. Le persone caste si astengono dal fare sesso finché non sono sposate, mentre gli asessuali solitamente non sentono desiderio sessuale verso i loro partner neanche in un matrimonio felice.

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Non aspettarti un cambiamento. Gli asessuali non cambieranno se incontrano la “persona giusta.” Gli asessuali di solito nascono asessuali e saranno asessuali per tutta la vita, esattamente come per ogni altra sessualità. Insinuare che possano essere “aggiustati” è estremamente offensivo.

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Capire le loro motivazioni. Gli asessuali non sono contrari ad avere relazioni non sessuali. Semplicemente non hanno il desiderio di fare sesso. Molti asessuali hanno un compagno. Alcuni fanno sesso per una varietà di ragioni (intimità emotiva, riproduzione, ecc.) anche se non sono sessualmente attratti dal loro partner.

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Il fatto che siano asessuali non significa che rifuggano il contatto. Solo perché una persona è asessuale non vuol dire che non gli piace toccare. Semplicemente non hanno il desiderio di alcun contatto sessuale. Alcuni asessuali però possono essere contrari al contatto. L'avversione al contatto o la mancanza di ciò dipende dalla persona e non dal suo orientamento sessuale. È meglio chiedere.

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7

Evita di pensare all'asessualità come ad una malattia. Non è elencata come disturbo nel DSM-IV. Gli asessuali non hanno scelto di esserlo e molti sono perfettamente felici così come sono e sentono che non c'è bisogno di “curare” l'asessualità. L'essere asessuale generalmente non traspare dal comportamento di una persona; potrebbe anche non sembrare asessuale dall'aspetto esteriore.

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8

Devi capire che la maggior parte degli asessuali non sono asessuali perché hanno subito un abuso sessuale. Non c'è una causa conosciuta per l'assesualità, così come non c'è una causa per ogni altro orientamento sessuale.

Consigli

-Un termine usato frequentemente è “ace”, che è una versione accorciata della parola “asessuale”.

-Non offenderti se non è interessato a una relazione. Devi capire l' asessuale non prova attrazione sessuale o la prova molto raramente, per cui molto probabilmente ti respingerà se tu vuoi solo “frequentarlo”.

-Una persona asessuale è la stessa persona che era prima di dirti di essere asessuale. Non c'è bisogno che tu la tratti in maniera diversa a meno che te lo chieda espressamente.

-I grey-Asessuali sono individui che possono sviluppare un'attrazione sessuale verso altri a seconda delle circostanze. La demisessualità, per esempio, è un tipo di grey-Asessuale che può sviluppare un'attrazione sessuale verso quelli con cui costruisce dei forti legami.

-Ricordati che l'orientamento romantico non è lo stesso che l'orientamento sessuale.

-Ci sono diversi simboli per indicare asessualità. Uno è indossare un anello nero sul dito medio della mano destra. Un altro è l'Asso di Spade o l'Asso di Cuori. Un altro ancora sono i colori asessuali: nero, grigio, bianco e viola. Il nero sta per asessualità, il grigio per grey-asessualità, il bianco per sessuale e il viola per comunità.

-Se hai una relazione romantica con un asessuale e sei una persona sessuale (eterosessuale, bisessuale, omosessuale, pansessuale, ecc.) la comunicazione è vitale per te e il tuo partner per sapere cosa gli va bene e cosa no.

-In aggiunta, alcuni asessuali sono aromantici, cioè non provano o non hanno interesse in relazioni romantiche. Se questo è il caso, allora non saranno interessati a una relazione romantica. Molti asessuali diffidano dall'uscire con quelli che provano attrazione sessuale perché prevedono che il loro potenziale partner si aspetterà di fare sesso.

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An Italian psychologist is publicly asexual friendly on her website! YAY!

http://www.eleonorasellitto.it/indifferenza-sesso/

INDIFFERENZA AL SESSO

Si può avere una totale indifferenza al sesso? Può accadere che alcuni individui non si sentano mai orientanti verso il sesso?

Parliamo di asessualità:l’asessualità, nel suo senso più generale, si definisce come la mancanza di attrazione sessuale e l’assenza di interesse o desiderio per il sesso. L’asessualità deve essere distinta dall’astensione sessuale, che ha piuttosto un’origine comportamentale, a volte religiosa.

Alcuni individui asessuali intercorrono comunque in rapporti sessuali, nonostante non ne sentano il desiderio e ne siano indifferenti.

Quando ci relazioniamo con persone che provano indifferenza verso il sesso è necessario tenere presente alcune cose importanti:

1) Gli asessuali non sono omosessuali non dichiarati. Gli asessuali non provano attrazione sessuale verso il proprio genere, escludendo l’omosessualità in quanto orientamento. Alcuni asessuali però sono “omoromantici” ovvero possono essere attratti romanticamente.

2) Gli asessuali non sono persone che hanno represso la loro sessualità. Le persone caste si astengono dal fare sesso finché non sono sposate, mentre gli asessuali solitamente non sentono desiderio sessuale verso i loro partner neanche in un matrimonio felice.

3) Non aspettarti un cambiamento. Gli asessuali non cambieranno se incontrano la “persona giusta.” Gli asessuali di solito nascono asessuali e saranno asessuali per tutta la vita, esattamente come per ogni altra sessualità.

4) Il fatto che siano asessuali non significa che rifuggano il contatto. Solo perché una persona è asessuale non vuol dire che non gli piace toccare. Semplicemente non hanno il desiderio di alcun contatto sessuale.

5) Evita di pensare all’asessualità come ad una malattia. Non è elencata come disturbo nel DSM-IV. Gli asessuali non hanno scelto di esserlo e molti sono perfettamente felici così come sono e sentono che non c’è bisogno di “curare” l’asessualità.

6) Bisogna capire che la maggior parte degli asessuali non sono asessuali perché hanno subito un abuso sessuale. Non c’è una causa conosciuta per l’assesualità, così come non c’è una causa per ogni altro orientamento sessuale.

Accade che gli asessuali siano sposati e magari il partner avverte la mancanza di desiderio e può soffrire per questo assumendosi la responsabilità del comportamento dell’altro ( forse non gli piaccio , non mi desidera, non riesco a soddisfarlo/a o a renderlo/a felice), se questa relazione causa una sofferenza o delle difficoltà sarà utile rivolgersi ad un professionista ed effettuare un percorso di coppia che possa aiutare la relazione e i due partner a viversi in armonia.

One from a journal of psychological sciences: http://www.stateofmind.it/2013/10/asessualita-2/

ASESSUALITÀ. TRA REPULSIONE E INDIFFERENZA, LONTANO DAL PIACERE.

17 Ottobre 2013

di Gessica Iannone

SE LE FORME DI RIFIUTO E DI ASTENSIONE DAL SESSO, GENERALMENTE DEFINITE COME CASTITÀ, SONO SEMPRE STATE DICHIARATE OLTRE CHE VALORIZZATE IN ALCUNE CULTURE RELIGIOSE, NEGLI ULTIMI ANNI È EMERSO L’INTERESSE SCIENTIFICO PER QUELLO CHE VUOLE ESSERE DESCRITTO COME UN FENOMENO “NUOVO”: L’ASESSUALITÀ.

La storia della sessualità è stata soprattutto storia della repressione sessuale, dei meccanismi che l’hanno socialmente designata e culturalmente tramandata, fino all’epoca della tanto attesa (e mai pienamente raggiunta) liberazione sessuale.

L’epoca moderna e post-moderna sono state poi caratterizzate dall’ipersessualizzazione, dalla diffusione della pornografia e dalla banalizzazione dell’esperienza erotica, che hanno contribuito al calo del desiderio, sia maschile che femminile, in tutte le fasce d’età. Se le forme di rifiuto e di astensione dal sesso, generalmente definite come castità, sono sempre state dichiarate oltre che valorizzate in alcune culture religiose, negli ultimi anni è emerso l’interesse scientifico per quello che vuole essere descritto come un fenomeno “nuovo”: l’asessualità.

Il primo lavoro a riscontrare un dato significativo a riguardo è stato il rapporto Kinsey:

“nell’America degli anni ’50 la percentuale di chi non esprimeva nessun interesse per i comportamenti sessuali risultava andare da1l’ 1 al 4% negli uomini e dall’ 1 al 19% nelle donne. La ricerca sul tema viene rilanciata da Anthony Bogaert, professore di psicologia nell’ università canadese di Brock , che dal 2004 fino ad oggi si è occupato di analizzare quello che ha definito come « quarto sesso », una dimensione al pari delle altre nello spettro dell’orientamento sessuale”.

Nella prima ricerca di Bogaert su un campione britannico, l’ 1,05% delle persone intervistate ha dichiarato di “non essersi sentito mai sessualmente attratto da nessuno”.

Questa risposta correlata con altri dati ha permesso di trarre le seguenti conclusioni:

in media, questa parte del campione presentava un’età più alta della media e con maggiori problemi di salute; inoltre si trattava di persone non sposate né conviventi e che, sempre rispetto alla media, avevano iniziato a fare sesso più tardi .

Queste ricerche sono state sostenute e approfondite da David Jay, fondatore nel 2001 dell’associazione Asexuality Visibility and Education Network (AVEN) che oggi conta 42 mila membri in tutto il mondo, dei quali 2 mila in Italia.

In un sondaggio internazionale realizzato da AVEN con la partecipazione di 3 mila iscritti, il 28% ha ammesso di cedere alle richieste sessuali del partner occasionalmente, il 17% di farlo regolarmente e il 25% di rimanere fermo sulle proprie posizioni.

Mentre al pensiero di immaginarsi durante un atto sessuale il 17% ha provato repulsione totale, il 38% repulsione moderata e il 27% indifferenza.

Messaggio pubblicitarioQuesti dati, insieme alle interviste e ai racconti di vita, vengono presentati da AVEN in pubblicazioni e convegni, con l’intento di “informare chi non prova pulsioni sessuali e raggiungerlo perchè non si senta solo e diverso; educare le persone sia asessuali sia non, aiutandole ad approfondire la propria conoscenza del fenomeno; aumentare la visibilità per una futura integrazione tra stili di vita diversi”.

Lo scopo primario sembra quindi essere il riconoscimento sociale di una “categoria di persone” che vuole rimanere svincolata ma anche accettata dalle altre. Il proclamo è l’ orgoglio di vivere questa condizione non come una scelta ma come un orientamento sessuale, al pari di quello eterosessuale, omosessuale e bisessuale.

In una società nella quale avere una sessualità attiva e regolare è assimilata alla normalità, l’asessualità non vuole essere annessa a un trauma o ad una patologia.

Certamente le novità più recenti sono il coming out delle persone che si definiscono asessuali, con la voglia di sostenere le proprie motivazioni nonchè, soprattutto nei mass media, con il bisogno di conoscersi e di riconoscersi.

Come riflessione sulle ultime pubblicazioni in merito e sull’invito alla sessuologia ad assumere il punto di vista asessuale, in un gioco di specchi fra la follia della sessualità e la follia dell’asessualità, viene da spostare il focus della discussione dalla mancanza d’interesse per il sesso all’assenza del piacere.

Mi piace ricordare le parole di Foucault, che in una intervista del 1978 affermava:

“Credo che sia molto difficile intraprendere una lotta nei termini della sessualità senza, a un certo punto, trovarsi intrappolati da nozioni come quelle di malattia della sessualità, patologia della sessualità, normalità della sessualità.” Per preservare la sessualità, nel corso della sua opera Foucault aveva spostato l’obiettivo sul piacere, prendendolo come “un semplice evento, un evento che si produce, che si produce al limite del soggetto, o tra due soggetti”.

Il piacere, dunque, questo semplice evento che si verifica o non si verifica, concerne soprattutto se stessi e, nella condivisione diventa la caratteristica prima della relazione con l’altro.

Data per raggiunta la legittimità e la legittimazione dell’asessualità, c’è una domanda che rimane ancora senza risposta: dov’è il piacere?

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ithaca

And last for today, one interview I released to an Italian LGBT blog in 2013: http://www.ilgrandecolibri.com/2013/12/asessuali-amore-romanticismo.html

giovedì 26 dicembre 2013

Asessualità, non sempre l'amore ha bisogno del sesso

Alcuni conoscono John Updike solo per la sua celebre frase: "Il sesso è come il denaro: solamente quando è troppo è abbastanza". Perché, come disse una volta Marilyn Monroe, "il sesso fa parte della natura - e io seguo la natura". "Il sesso è la sorgente della creatività", sentenziava il mistico indiano Osho. E il premio Nobel per la letteratura John Steinbeck ha scritto: "Di quale libertà godrebbero uomini e donne, se non fossero continuamente turlupinati e resi schiavi e tormentati dal sesso! Il solo inconveniente di questa libertà è che uno allora non è più un essere umano. E' un mostro". Tutte frasi che attirano facile approvazione. Poi scopri Lea Vittoria Uva, un'attivista asessuale. E ti vengono spontanee due riflessioni: 1) è l'esatto contrario del mostro prospettato da Steinbeck; e 2) forse conviene indagare un po' di più sulla realtà dell'asessualità e sulla presunta e tanto sbandierata "inesorabilità" della sessualità...

Come possiamo definire l'asessualità?

Essere asessuali significa non provare attrazione sessuale verso nessuno. A differenza di ciò che tante persone pensano, non è "la scelta di non fare sesso", non è il risultato di abusi nell'infanzia, non è dovuta a malattie fisiche o mentali, e non è una cosa "solo da donne".

Dunque una persona asessuale non ha desiderio sessuale, giusto?

No. Le persone asessuali possono avere una libido, ma non è diretta verso nessuno, e questa è una delle maggiori differenze tra le persone asessuali e le persone "sessuali".

Una persona asessuale può essere giudicata come "strana", "anormale", "malata", "vittima di un trauma"...

Sì, in generale la gente crede che chi è asessuale (che abbia una libido o no), non sia "normale". Non è sempre facile spiegare che l'asessualità è normale: per molte persone, desiderare una relazione sessuale è una parte così importante della loro esperienza di vita che non riescono a credere che esistano persone che non provano le stesse emozioni. Per ora, tra i diversi risultati ottenuti da ricerche, il più citato dice che circa l'1% della popolazione è asessuale.

La battaglia di voi attivisti asessuali è quella di spiegare che avete assolutamente niente di "sbagliato" e anche di creare una comunità in cui nessuno si senta più unico che raro...

Nel 2001 l'attivista statunitense David Jay ha fondato l'Asexual Visibility and Education Network (Rete asessuale per la visibilità e l'educazione - AVEN; asexuality.org) e dal 2005 c'è anche AVEN Italia (asexuality.org/it), una comunità che ha come obiettivi principali l'educazione sull'asessualità e di essere un posto dove le persone asessuali possano condividere e discutere le proprie esperienze in un ambiente sicuro e protetto dai soliti pregiudizi. AVEN aiuta anche a coordinare i ricercatori e i media che vogliano approfondire la tematica dell'asessualità.

A proposito di ricercatori, la comunità scientifica sta riconoscendo adeguatamente questo orientamento?

Sì, sta dimostrando un grande interesse, soprattutto nei paesi anglofoni dove c'è più visibilità. Anthony F. Bogaert, Lori A. Brotto, Mark A. Carrigan e Kristin Scherrer sono tra i ricercatori più interessati a studiare questo orientamento. Per un elenco completo di ricerche dedicate all'asessualità, suggerisco di consultare asexualexplorations.net.

Eppure esistono ancora psicoterapeuti che considerano l'asessualità una vera e propria malattia...

Sì, tanti "professionisti" sono poco informati e continuano a supportare, anche pubblicamente, la patologizzazione dell'asessualità, così come succede a volte ancora con l'omosessualità, purtroppo. In parole povere, ci sono ancora psicologi e psichiatri che considerano l'asessualità una malattia: alcuni credono che sia la stessa cosa del Desiderio Sessuale Ipoattivo e/o del Disturbo da Avversione Sessuale.

E qui arriviamo al tema dell'asessualità nel DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, al quale hai dedicato un articolo ricco di interessanti dettagli su intersexioni.it. Potresti farci un veloce riassunto della questione?

Il DSM ha cominciato a fare chiarezza sulla confusione tra asessualità, Desiderio Sessuale Ipoattivo e Disturbo da Avversione Sessuale già nella quarta revisione (DSM IV) del 1994 e anche nell'ultima edizione (DSM V) del 2013. Il Disturbo da Avversione Sessuale è stato rimosso quest'anno perché è utilizzato troppo raramente e non ha ricerca di supporto. Nel paragrafo del Desiderio Sessuale Ipoattivo, invece, era già stato specificato nel 1994 che per essere un disturbo deve causare al paziente notevole disagio e difficoltà. Nel DSM V è stato esplicitamente aggiunto che non dovrebbe essere diagnosticato a persone che si identificano come asessuali.

Come reagiscono di solito parenti, amici e conoscenti quando una persona dimostra di non provare attrazione sessuale verso nessuno?

Le reazioni sono varie. Se una persona non è "out" come asessuale, il più delle volte riceverà pressioni sul perché è single e quando si deciderà a trovarsi un partner, o perché non esce con quella persona lì che mi sembra una brava persona, eccetera. Se è in una relazione e gli amici sentono il partner lamentarsi, magari, di non avere rapporti abbastanza spesso, la persona asessuale quasi sicuramente riceverà pressioni a riguardo, indipendentemente se è "out" o no: le verrà detto che deve soddisfare il partner sessualmente se vuole una relazione soddisfacente, se non vuole essere lasciata o tradita, indipendentemente dai suoi desideri e dalle sue inclinazioni.

E, quando si fa esplicitamente coming out come asessuali, quali sono le reazioni più comuni?

Si va dalla patologizzazione ("Hai sicuramente un problema di salute, magari ormonale!") all'inferire cause e soluzioni al "problema": "Sei stato abusato da piccolo", "E' solo perché ti sei lasciata con quella persona di recente", "Devi solo trovare la persona giusta", "Vieni a letto con me che ti faccio cambiare idea". E non mancano coloro che direttamente negano la possibilità che una persona sia asessuale: "Sei solo gay, ma non hai il coraggio di ammetterlo", "L'asessualità non esiste, te lo stai inventando", "Non è possibile che una persona non provi attrazione per nessuno, stai mentendo".

Le difficoltà sembrano molte...

Beh, questo tipo di reazioni, ovviamente, crea disagio e sconforto. Generalmente parlando, molte persone asessuali scoprono la loro identità proprio perché notano la loro differenza rispetto alle altre persone, e hanno già paura di essere le sole a sentirsi così, che non ci sia nessuno che le capisca, che ci sia qualcosa che non va in loro. Scoprire l'asessualità e l'esistenza di una comunità spesso dà una sensazione di sollievo difficile da spiegare a parole; fare coming out, dopo, con persone di cui ci si fida, e ricevere risposte come quelle che ho elencato prima, può distruggere questo senso di sollievo e portare la persona asessuale a sentirsi nuovamente a disagio con gli altri, a nascondersi, a fingere ciò che non prova.

Prima accennavi anche alle pressioni che si possono avere riguardo alla vita di coppia... Una persona asessuale può vivere serenamente una relazione romantica con una persona sessuale?

Le persone asessuali hanno gli stessi bisogni emotivi del resto della popolazione: nonostante ci siano individui asessuali che sono anche aromantici, cioè che non provano attrazione romantica, moltissime persone asessuali si identificano come etero, omo, bi o panromantiche e desiderano o vivono relazioni romantiche con altre persone asessuali o sessuali. E la maggior parte delle persone asessuali che hanno una relazione sono con un partner sessuale... In una relazione "mista", cioè asessuale con sessuale, è facile che ci siano difficoltà dal punto di vista sessuale della relazione, ma ci sono diverse soluzioni, come per ogni "problema". Credo sia anche importante ricordare che essere asessuali non significa automaticamente non essere attivi sessualmente o non essere disponibili alle richieste di un partner, e che essere sessuali non significa essere schiavi del sesso.

Esistono anche casi di discriminazioni palesi nei confronti di persone asessuali?

La comunità asessuale non ha subito lo stesso tipo di discriminazioni e violenze che le persone gay, lesbiche, trans e intersessuali hanno storicamente sofferto. Detto ciò, le persone asessuali si sentono, generalmente, vicine al movimento LGBTQI, perché anche loro soffrono molto per via dell'eterosessismo presente in società. Come gruppo, sono più invisibili di altri gruppi LGBTQI; come individui si possono sentire ugualmente isolati, soli e spaventati. Molti crescono confusi e preoccupati e si vergognano e negano la loro natura per vivere secondo le aspettative di famiglia e amici. Per questo, come altre persone queer, le persone asessuali sono più propense a soffrire di depressione. Le persone asessuali non hanno un gruppo di supporto a cui rivolgersi, se non online, ma purtroppo pochi lo sanno.

Insomma, ci sono molte esperienze comuni tra asessuali e persone LGBT...

Molti asessuali hanno subito bullismo e violenze omofobiche, perché generalmente, se una persona non è attratta dal sesso opposto, viene automaticamente classificata come gay. Le donne asessuali a volte ricevono minacce di "stupro correttivo" per farle "tornare etero", come succede anche alle donne lesbiche. Infine, ovviamente, molte persone asessuali sono trans o romanticamente attratte dallo stesso sesso: sondaggi indicano che solo circa il 30% degli asessuali si identifica come eteroromantico e che la comunità asessuale ha una percentuale di persone trans e genderqueer più elevata rispetto al resto della popolazione.

Nella nostra società il sesso e la sua rappresentazione conquistano sempre più un ruolo centrale e pubblico, diventando "una parte della vita quotidiana", come ha spiegato entusiasticamente Kevin Clarke a ilgrandecolibri.com, per il quale questo fenomeno significa liberazione e superamento del perbenismo. Ma lo sviluppo di una "società pornografica" causa più problemi alle persone asessuali?

Rispetto alle persone sessuali, le persone asessuali hanno, in media, più difficoltà a relazionarsi a una società sesso-centrica: i media sono sempre più sessualizzati e gli asessuali possono provare indifferenza, repulsione e/o un sentimento di alienazione. Ma non sono solo le rappresentazioni mediatiche, la cultura è influenzata da questa "sessocrazia" più profondamente.

Ad esempio, la società occidentale odierna, diversamente da altri tempi e da altre culture, sembra mettere il sesso come elemento decisivo di differenziazione tra un rapporto di amicizia e una relazione romantica, anche se fa questo in un modo contraddittorio, considerando che per molti è normale pensare a relazioni di amicizia dove il sesso è incluso, ma non concepiscono una relazione romantica dove il sesso è escluso o non importante. Una persona che desidera avere una relazione romantica, e ammette che preferirebbe se non ci fosse sesso, riceve risposte che sono un misto tra derisioni e "allora vuoi solo amicizie".

Questo non ha tanto a che fare con il superamento del perbenismo, quanto con, semplicemente, uno spostamento di focus su quali atteggiamenti e valori sono rivestiti di maggiore importanza oggi. Il romanticismo e l'amore, oggi, sembrano essere indissolubilmente legati al sesso per la maggioranza delle persone.

Pier

An article I wrote for the same blog in 2014 to publicly accuse a major Italian newspaper of incompetency after writing about asexuality being a mental disease, lying to the community to get interviewees and refusing to publicly rectify what published (as is required by law): http://www.ilgrandecolibri.com/2014/02/stampa-asessuali-malati.html

lunedì 10 febbraio 2014

"Asessuali malati": errori di Stampa... senza rettifica

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Spendo gran parte del mio tempo libero al servizio della comunità asessuale, facendo la admin del forum internazionale dell'Asexual Visibility and Education Network (AVEN - Rete asessuale per la visibilità e l'educazione; asexuality.org) e di quello di AVEN Italia (asexuality.org/it). Da più di un anno, ormai, copro volentieri il ruolo di "pr / addetta stampa" della nostra comunità italiana e questo significa che, quando arrivano proposte per interviste su giornali, tv, media online o radio, mi occupo di cercare volontari adatti alle richieste dei giornalisti e mi assicuro che tali richieste siano serie e che chi ci contatta abbia capito cosa sia l'asessualità. Molti giornalisti, infatti, almeno all'inizio credono che l'asessualità sia una scelta e che, quindi, intervisteranno persone che, per motivi religiosi o di altro tipo, hanno deciso di fare voto di castità. Ovviamente non è affatto così.

Come ho già spiegato in un'intervista su ilgrandecolibri.com, l'asessualità è semplicemente l'orientamento di chi non prova attrazione sessuale verso nessuno. Non è una scelta più di quanto lo siano l'eterosessualità, l'omosessualità o la bisessualità e non è causata da abusi, blocchi psicologici o malattie, proprio come gli altri orientamenti. Noi asessuali siamo semplicemente fatti così e di solito il nostro essere asessuali non ci provoca nessun disagio. Il disagio può nascere dalle aspettative eteronormative e dai pregiudizi della gente, ma questo è un altro discorso.

Ma torniamo al mio ruolo di "pr" della comunità asessuale italiana. Verso la fine di febbraio del 2013, diversi utenti del nostro forum hanno cominciato a ricevere richieste per partecipare ad un'intervista per il quotidiano La Stampa. Essendo il quinto quotidiano per diffusione in Italia, eravamo tutti contenti dell'idea, visto che l'obiettivo della nostra comunità è proprio fare educazione e ottenere visibilità. Come faccio di solito, chiedo e ottengo rassicurazioni che tutto andrà per il meglio dalla giornalista che ci sta contattando, Mariam Luchetti, che, ad esempio, risponde così alla mia prima email:

La rubrica, come hai potuto leggere, ha l'obiettivo di esplorare le sfumature dei sentimenti. Ogni settimana raccontiamo una storia che possa aggiungere un tassello. Ci piacerebbe parlare dell'asessualità come modo di essere e non certo come moda, anche per restituire la complessità della definizione di genere che supera quella tradizionale di uomo/donna.

Mi fido e così partecipo all'intervista e coinvolgo anche altri utenti della comunità. L'articolo di Miriam Luchetti e Federico Taddia viene pubblicato l'11 marzo su lastampa.it e si tratta di un articolo nella media: presenta le contraddizioni e gli errori più comuni di quando si parla di asessualità (ad esempio che vivremmo rigorosamente senza fare sesso), che a volte sembrano dettati più dalla volontà di fare notizia che da quella di dare una corretta informazione. L'utilizzo delle citazioni ha migliorato l'articolo, che sicuramente ha avuto il pregio di farci arrivare più richieste e contatti dai media - e questo, per il ruolo che vogliamo svolgere, è un bene.

Grazie alla segnalazione di un utente della nostra comunità, scopro però che la versione cartacea del quotidiano, senza informarmi, ha aggiunto una colonna laterale, firmata da un altro giornalista, Stefano Rizzato, con l'intervista ad un presunto "esperto":

"Interessato un solo organo: il cervello"

STEFANO RIZZATO - MILANO

"I veri organi sessuali non sono tra le gambe, ma tra le orecchie. E' nel cervello che si manifesta l'asessualità". Non una scelta di vita, ma una malattia vera e propria, che colpisce in prevalenza le donne. Lo rivela il dottor Alberto Caputo, psicoterapeuta esperto in Sessuologia clinica a Milano. Che spiega: "Senza impulso cerebrale, eccitazione e orgasmo non possono accendersi: è come se mancassero i circuiti di base a un sistema elettrico, che - senza corrente - non funziona".

Il campionario dei disturbi della sfera sessuale è vasto, e include dipendenze, fobie e le classiche disfunzioni legate a stress o insicurezza, piuttosto diffuse. Riconoscere l'asessualità non è pero difficile, chiarisce Caputo: "Se manca ogni genere di pulsione sessuale o di stimolo di partenza, si può parlare di una patologia ben precisa, definita 'Desiderio sessuale ipoattivo'. Altra cosa è l'avversione sessuale: una forma di disgusto per il contatto con gli organi genitali altrui o per il loro odore".

Anche le cause dell'assenza di desiderio sono più d'una. A volte si tratta di un problema ormonale congenito, in altri casi interviene l'uso di farmaci. E anche la depressione e disturbi psichiatrici più gravi possono giocare un ruolo. "L'asessualità è molto difficile da quantificare proprio perché a volte s'intreccia con altre patologie - prosegue il dottor Caputo - In ogni caso, secondo le stime attuali, colpisce meno dell'1% della popolazione”.

Al pari delle cause, anche il trattamento non è né univoco né semplice. "L'approccio più classico prevede la somministrazione di ormoni ed è abbastanza efficace per gli uomini, mentre non ha mai davvero funzionato nelle donne". Ma c'è anche una via psicoterapeutica: "Si può avviare un percorso per far scoprire la dimensione della sessualità e del piacere".

Molto amareggiata per la quantità di cose scorrette riportate in quella colonna, scrivo immediatamente al mio contatto col giornale, che però non risponderà mai. Decido così di scrivere direttamente al direttore, Mario Calabresi. Ci ho messo un bel po', perché, prima di presentare la mia richiesta di rettifica, ho deciso di fare un lavoro di ricerca, che si è concluso con la pubblicazione su intersexioni.it di un articolo sul rapporto tra asessualità e Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (più comunemente noto come DSM), in cui affrontavo anche il famoso "desiderio sessuale ipoattivo" che il dottor Caputo sembra avere tanto a cuore.

Nella richiesta di rettifica (di cui riporto un lungo stralcio sotto), inviata per email a Calabresi, Luchetti e Rizzato il 23 dicembre, ho spiegato che quanto affermato da Caputo "non è solo offensivo e dannoso per la vita e il benessere delle persone asessuali, ma non corretto sotto ogni punto di vista":

Il Desiderio Sessuale Ipoattivo è stato classificato come disturbo nel 1980, ma già nel 1994 (nel DSM IV) è stato chiarito che per essere tale, deve causare notevole disagio e difficoltà interpersonali al paziente, cosa che le persone asessuali non hanno. I pazienti affetti da questo disturbo soffrono per l'improvviso calo o mancanza di desiderio, e cercano terapia per riportare il desiderio sessuale a livelli da loro considerati nella norma per quanto riguarda la loro esperienza personale. Le persone asessuali il più delle volte non hanno problemi di libido né di eccitazione (come provato anche dagli studi della Dr.ssa Lori Brotto), semplicemente non provano attrazione verso nessuno, e non cercano terapia per curare ciò che per loro non è un problema.

Nel 2013 è stato pubblicato il DSM V, nel quale è stato esplicitamente aggiunto che il Desiderio Sessuale Ipoattivo non dovrebbe essere diagnosticato a persone che si identificano come asessuali. Il Disturbo da Avversione Sessuale è stato rimosso per mancanza di ricerca a supporto ed utilizzo estremamente raro.

La patologizzazione dell'asessualità su un organo di stampa nazionale così diffuso può indubbiamente creare seri problemi e maggiori discriminazioni alle persone asessuali. Riportare le parole di uno psicoterapeuta senza controllare che siano vere e scientificamente attendibili, soprattutto su un tema così delicato, non è indice di professionalità da parte di Stefano Rizzato e della direzione del giornale. Omettendo anche solo quella essenziale precisazione sul requisito diagnostico del disagio già aggiunta nel 1994, lo psichiatra Alberto Caputo ha prodotto una disinformazione stigmatizzante a danno delle persone asessuali.

Con questa email, gentilmente ma fermamente richiedo una correzione pubblica di tali affermazioni in quanto lesive della dignità delle persone asessuali, previa consultazione di fonti più attendibili riguardo l'asessualità e i disturbi sessuali.

Mi aspettavo, evidentemente in modo ingenuo, una qualche risposta, che invece non è mai arrivata. Quindi ho riscritto loro un mese dopo:

Buonasera,



volendo credere nella buona fede delle persone, presumo che la mia email precedente, essendo stata inviata poco prima di Natale, sia andata persa o dimenticata nel trambusto delle festività. Con questa email, gentilmente ma fermamente chiedo una risposta entro 14 giorni alla mia richiesta di rettifica dell'articolo già portato alla vostra attenzione.

Anche a questa mia seconda email segue soltanto un lungo silenzio che ritengo irrispettoso e privo di professionalità. Credo sia importante che i lettori di quel quotidiano e soprattutto coloro che fanno parte di una minoranza sessuale o di genere vengano a conoscenza dei fatti accaduti e della professionalità (o della sua mancanza) dei giornalisti in Italia. Con questa mia denuncia auspico anche che La Stampa si decida a fare una rettifica più volte richiesta secondo quanto stabilito anche dall'articolo 2 della legge n. 69 del 1963, istitutiva dell'Ordine dei giornalisti, e dall'articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948.

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Notte stellata

I'm learning Italian, and I'm glad that I can understand some of them! Thanks for sharing!

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