Premessa: rivoluzionaria sei ganza! Dammi 5!
Svolgimento tema: ********* (scusa, non per storpiare il tuo nickname, ma nella mia tastiera non trovo modo di riprodurre le otto palline ed evito pure i chiamarti Ottopalle per non offenderti, dato che ciò ti urta

…) e AlexanderFroid (a te lo storpio tranquillamente, dato che non hai problemi di suscettibilità

) non hanno nessun problema.
Mi spiego: sono ragazzi normali, normalissimi. Ce ne sono tanti come loro, che vorrebbero “la ragazza ideale”, con cui fare “sesso e amore” e, magari, formare una famiglia.
Solo che non ci riescono. E, nella disperazione (perché desiderare molto qualcosa e non ottenerlo, alla lunga, vi ci conduce. Ne so qualcosa io, in ambito lavorativo!), si rivolgono all' idea di asessualità. Dal basso della mia breve esperienza di vita, posso solo darvi un consiglio bagnato di acqua calda: non pensateci! Non siamo noi che decidiamo la nostra vita. Avevo un amico, crucciato dal ricordo della sua prima ragazza, quella ideale. E, persa quella, non ne trovava altre.
Ebbene, si è sposato in settembre ed ora è un futuro papà!
no, non vi racconto questa storiella per darvi chissà quale messaggio positivo. Il mio amico avrebbe pure potuto non trovare nessuna. L' importante è cercare di vivere bene. Ossia, cercare di essere schiavi di meno cose possibili, convincersi che non esistono ragioni di vita.
Mi sono resa conto che Mentre si pensa ossessivamente (o prevalentemente) a qualcosa, si perde tutto il resto.
Cribbio, AlexFroid, fai delle foto bellissime: so che non possono riempire il posto lasciato vuoto dalle ragazze (cioè: l' ideale che tu hai delle ragazze!), ma mi sembrano un buon motivo per essere ottimisti (infatti dici di esserlo…e fai bene, perché sei gggggiovane!)
Svogliato svolgimento tema non pertinente: I psicologi

. Ce ne sono di buoni e ce ne sono di pessimi (lo so, è un' altra secchiata di acqua calda, ma fa tanto freddo!), come gli avvocati

.
Non voglio dirvi che dovete andarci, ma intendo raccontare la mia esperienza. Anzi LE mie esperienze, dato che ne ho seppelliti in giardino più di 5!
Innanzitutto, cosa ne pensavo prima di andarci. Ero la persona più orgogliosa del mondo e consideravo come un' onta anche solo fatto di frequentare quel tipo di specialista. Anzi, nutrivo anche un certo scherno per gli psicopazienti (chi assumeva farmaci da essi propinati, invece, era matematicamente “un drogato”). E poi, come ******** (ma inventarsi uno straccio di nickname no? cacchio, ma di che riconoscibilità hai paura? Credi che io mi chiami Vedova Nera di battesimo??

) , ritenevo che nessuno potesse conoscere la mia personalità meglio di me.
Ad un certo punto, però, nel 99-2000, l' ansia (che era il problema da risolvere, almeno in apparenza) mi ha costretta a capitolare.
Ebbene, c'è stato chi, in un anno, mi ha spillato milioni solo per stare ad ascoltare i cavoli miei, senza modificare di una virgola il mio problema (anzi, avevo pure l' ansia da “prestazione nella seduta psicologica”!); c'è stato chi mi ha prescritto farmaci soporiferi (ma mi sono ribellata, dopo un mese di letargia! E quella cretina mi fece smettere…di colpo! Quasi rischiavo la pelle!

…).
Nel frattempo, passavano gli anni. Ed io vivevo le prime esperienze fuori dall' isolamento in cui ero restata per molto tempo. E, a furia di calci nel popò, prendevo conoscenza con tante sfumature della realtà. Però l' ansia rimaneva; anzi, se ne aggravavano i sintomi.
2 anni fa, quando ormai ero giunta al verdetto negativo verso la casta psicologggica, ho cominciato a frequentare un medico della mutua, non gratis ma con spesa modica (lo dico solo per inciso, ma non che vi sia un qualsivoglia criterio proporzionale tra esborso e qualità del servizio, neppure inversamente!). Le sue sedute sono brevi, spesso saltano. Eppure, riesce ogni volta (o quasi) a colpirmi ed affondarmi. È vero: ho passato molto tempo “con me stessa”, durante gli anni dell' isolamento psico-fisico, ma lui mi ha reso noto che ci sono comunque dei lati di me stessa che neppure io conoscevo. Pensate: non vuol neppure sentire parlare dei miei sintomi. Quelli sono la punta dell' aisber (eh eh…ve stavate a addormentà, eh?

): è sotto che bisogna scavare.
Conclusione: non sono guarita dall' ansia. Però ho capito molte cose di come “funziono”. E, nel frattempo, la vera terapia me la fa la vita (ammazza…filosofia da canzone di Masini…).